VOX S.r.l.
12
feb 2018

DADA’, forme irriverenti per la collezione made in Italy in distribuzione con VEGA

La creatività emerge anche rielaborando prodotti d’uso comune, decontestualizzandoli e rendendoli, attraverso tecniche innovative e genialità espressiva, oggetto di bramosia.
Ecco come nasce Dadà, il marchio made in Italy che omaggia l’arte della stravaganza e dell’umorismo.

Dadà - come dadaismo appunto - rifiuto della ragione e della logica. Le collezioni di occhiali da vista e da sole del giovane brand italiano infatti, si ispirano nelle forme e nelle tecniche di realizzazione al ready-made di Marcel Duchamp.        
Ready made come già fatto, già pronto. La filosofia Dadà è basata sul rendere eccezionale qualcosa di “normale”, familiare, entrato nell’immaginario collettivo come naturale. Dadà ha rieditato modelli eyewear facenti parte della storia dell’ottica, come il pantos, il butterfly, il round eye e il glasant, attraverso l’applicazione di dettagli glamour, o ponendo l’accento sull’uso spropositato del colore, o ancora, aggiungendo componenti che cambiano totalmente il modo di indossare o utilizzare la montatura.

Cabaret Voltaire mutua il suo nome dal celebre locale di intrattenimento, fondato da uno dei padri del Dadaismo, Hugo Ball, scrittore, regista teatrale e poeta tedesco.

La seconda seconda collezione, Karawane, è una delle poesie dell’artista, composta totalmente di suoni onomatopeici e privi di senso.  In rottura con il passato e dalla creatività multi sfaccettata, le collezioni Cabaret Voltaire e Karawane di Dadà esprimono l’arte del nonsense, applicando a montature lineari, particolari che le rendono giocose.

Ogni animo, ciascun individuo, ha una parte femminile. Questa può essere pronunciata o meno, visibile o invisibile, esaltata o nascosta. Lo sapeva bene Marcel Duchamp, padre del Dadaismo, mentre si trasformava nel suo alter ego femminile, Rrose Selavy, appunto. A questa donna immaginaria, l’incarnazione della femminilità tout court, si sono ispirati i designer Dadà per l’omonima collezione.

Rrose Sélavy, si legge come Eros c’est la vie: sensualità, essere donna, carnalità. La trasformazione di Duchamp in lei innescava una visione erotica, gioia di vivere e di vagare liberamente col pensiero